MOI Osvaldo

Scultore da sempre, Osvaldo Moi sin dalla sua infanzia manifesta una forte propensione alla scultura. Con un semplice coltellino e in seguito con l’innovativo temperalapis, si cimenta sin dalle scuole elementari nella creazione di matite dalle forme più stravaganti lontano dagli sguardi delle maestre.
Le sue opere sono realizzate privilegiando il bronzo e i legni pregiati. Fa uso di materiali innovativi come vetro-resina, plexiglass, resine epossidiche. Ama soprattutto esprimersi nel figurativo, ma si apre al surrealismo con la scultura. Il suo stile unico e inconfondibile, privilegia curve essenziali e amore per il dettaglio.

Ex Sottufficiale e pilota di elicotteri dell’esercito italiano dal 1980, nei suoi 36 anni di servizio, quando non era all’estero o in missione, ha sempre dedicato il suo tempo libero alla continua sfida con se stesso attraverso il confronto con le materie e le forme. Ha realizzato oltre un centinaio di opere, tra cui una serie di multipli di successo come le Escargot e i Paguri, oltre a tre importanti monumenti dedicati ai Caduti di Nassiriya (posizionati a Torino, Novara e Pianezza).
Tra i moltissimi progetti benefici, Moi ha realizzato nel 2016 il trofeo per la Gara di Golf del Monte-Carlo Golf Club organizzato da Helga Piaget per la Fondazione Passion Sea. L’organizzazione no-profit sostiene temi molto cari all’artista, come la sfida umanitaria volta a ripristinare la qualità dell’acqua sul pianeta, per un approccio più consapevole dell’importanza di proteggere i mari, gli oceani, i laghi e i fiumi anche per le generazioni a venire.
Tra i suoi numerosi ritratti dedicati ai personaggi pubblici, ricordiamo quelli di Albano Carrisi, Alfonso Signorini,  Asia Argento, Ban Ki-Moon, Carlo Verdone, Carmen Morello,  Claudio Baglioni, Gianluca Pecchini, Elena Chiabotto, Emanuele Filiberto di Savoia, Erica Tuccino, Fabio Fognini, Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Francesco Facchinetti, Gianni Morandi, Giorgio Faletti, Ilaria Grillini, Irene Grandi, Irene Pivetti,  Lapo Elkann, Luca Barbarossa,  Mara Maionchi,  Massimo Max Pisu,  Maurizio Di Maggio, Novak Djokovic, Papa Benedetto XVI – Joseph Alois Ratzinger,  Patrizia Farchetto,  Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Pippo Baudo,  Principe Alberto Grimaldi II di Monaco, Renato Zero, Rosario Fiorello,  Silvio Berlusconi, Vittoria Cabello, Vittorio Sgarbi, Walter Veltroni.

(a cura di Monica Mantelli)

BIONDO Nazareno

Nazareno Biondo (Torino 1985) compie la sua formazione artistica presso l’Accademia Albertina di Belle Arti. Dal 2008 partecipa ad alcuni simposi di scultura nazionali ed internazionali, in Italia ed all’estero, vince alcuni premi e concorsi e realizza alcuni monumenti. Nel 2012 inaugura il suo laboratorio, ove dal marmo, materia e matrice delle sue sculture, fa emergere oggetti del quotidiano in una ricerca di perfezione formale e rielaborazione concettuale

RAMELLA Giorgio

Giorgio Ramella nasce a Torino il 24 febbraio 1939. Compiuti gli studi classici, frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dove segue il corso di pittura di Enrico Paulucci e di tecniche incisorie di Mario Calandri. L’esordio sulla scena artistica torinese è negli anni Sessanta con un’esposizione alla Galleria La Bussola insieme a Ruggeri, Saroni, Soffiantino e Gastini; nella stessa galleria allestisce la prima mostra personale nel maggio del 1964.
I lavori iniziali, gli Incidenti, sono caratterizzati da forme e frammenti metallici che compongono strutture drammatiche e allo stesso tempo rigorosamente calibrate. Un’opera di questa serie è acquisita nel 1962 dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma, mentre altre vengono esposte in importanti mostre nazionali, come il Premio San Fedele a Milano nel 1961, il Premio Michetti a Francavilla al Mare, il Premio Scipione a Macerata nel 1964 e la Quadriennale Nazionale di Roma. Nel 1965 Ramella ottiene il primo premio di pittura al Premio Nazionale Villa San Giovanni e nell’anno successivo partecipa al Salone Internazionale dei giovani, mostra itinerante alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, alla Scuola Grande di San Teodoro a Venezia e alla Promotrice delle Belle Arti di Torino. Durante questa mostra, curata da Guido Ballo, Ramella incontra e frequenta artisti milanesi come Pardi, Colombo, De Filippi, Marzot, Spagnulo, Baratella e altri stranieri quali Arroyo, Aillaud, Schmidt, Ramosa.
Nel 1970 è presente all’esposizione Quelquestendences de la jeunepeintureitalienne a Ginevra, Parigi e Bruxelles, curata da Luigi Carluccio. Dopo aver sviluppato ricerche di impronta più astratta e geometrica, nei primi anni Settanta, l’artista torna alla figurazione partecipando a diverse mostre nazionali e internazionali quali, 6 grabadoresitalianos alla Casa del Siglo XV di Segovia; il Premio Ramazzotti al Palazzo Reale di Milano; Perché ancora la pittura alla Reggia di Caserta; Grafica italiana contemporanea al Museo d’Arte Moderna di Buenos Aires, San Paolo del Brasile e di Toronto; la Fiac al GrandPalais di Parigi; Il museo sperimentale al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli.
Nel 1985, curata da Paolo Fossati per le Edizioni Fabbri, esce la monografia Un pittore dipinge la pittura, che illustra l’orientamento assunto in quel periodo: attraverso una messa in scena quasi cinematografica Ramella rappresenta con affettuosa ironia la figura del pittore tradizionale ottocentesco en plein air.
Nel 1990 a Palazzo Robellini di Acqui Terme la mostra Due stagioni allo specchio, curata da Lorenzo Mondo e Francesco Tedeschi, mette a confronto le opere del primo periodo, Incidenti, con quelle realizzate alla fine degli anni Ottanta Lettere e Pavimenti.
Nel 1991 partecipa all’esposizione, curata da Enrico Crispolti, Segni, strutture, immagini alla Galleria Salamon di Torino. L’esposizione personale del 1993 al Palazzo del Comune di Spoleto, curata da Flaminio Gualdoni, documenta un momento significativo nella tecnica e articolazione del mezzo pittorico nel lavoro di Ramella.
Nel 1994 una sua grande Crocifissione, esposta nel Convento di San Bernardino di Ivrea in una mostra presentata da Giovanni Romano, è acquistata dalla Fondazione De Fornaris per la Gam di Torino. La stessa opera è anche esposta a Lione e al Palazzo Ducale di Mantova in occasione della mostra La croce e il vuoto curata da Raffaella Morselli.
Tra il 1994 e il 2000 l’artista lavora, dopo un viaggio negli Stati Uniti, ai Graffiti che espone alla Maze Art Gallery di Torino e al Castello di Barolo, e alla GalerieUnterTurm di Stoccarda e al MuséeDépartemental de la Préhistoire a Solutré, Mâcon.
Nel 2001 alla Galleria La Nuova Gissi di Torino, espone per la prima volta il ciclo dedicato a Vincent Van Gogh, che successivamente porta alla Galerie di Lione e al Centre Le Polaris di Corbas.
Nel 2003 la Regione Piemonte dedica a Giorgio Ramella una retrospettiva al Convento dei Cappuccini di Caraglio; nella mostra che copre circa dieci anni di lavoro sono esposte le prime opere in cui l’artista elabora una personale visione del mito orientalista.
Nell’estate del 2006 presenta a Roma, nel Complesso del Vittoriano, una trentina di grandi opere in una mostra intitolata Ramella: dai Graffiti all’Oriente 1994-2006 curata da Enrico Crispolti.
In questi anni prosegue il viaggio esotico di Ramella, dall’Oriente si spinge più a Sud verso atmosfere africane per approdare nel settembre del 2009 con la mostra A Oriente verso Sud in uno degli spazi espositivi più affascinanti della città: l’ottocentesca fabbrica per la costruzione e manutenzione di locomotive e vagoni ferroviari. Nell’Officine Grandi Riparazioni di Torino la curatrice Lea Mattarella propone venticinque tele di grandi dimensioni che ben si fondono negli imponenti spazi di questa architettura industriale. Così, quasi come per contrasto, altrettanto distintamente le opere di A Oriente verso sud vengono esposte nelle raffinate sale di Palazzo Litta a Milano.
Fanno da sfondo paesaggi africani attraversati da bimotori e ricordano vecchi francobolli le tele di Fly Zone; l’esposizione curata da Marco Di Capua a dicembre del 2011 nelle prestigiosa sede di Palazzo Chiablese di Torino. Circa trenta opere di diverso formato si accompagnano a piccoli aereoplani in legno costruiti e dipinti dallo stesso Ramella in un allestimento che li vede sospesi al soffitto e riflettere le ombre sulle pareti e nei dipinti a olio. Il tema dei paesaggi africani è ripreso nel 2013 nella mostra Air Mail al Museo Caproni di Trento e al Forte Priamar di Savona. È del 2014 la partecipazione alla mostra Doppio sogno, un percorso dialogico tra scultura e pittura a cura di Luca Beatrice e Arnaldo Colasantial Polo Reale di Torino. Nel 2017 tiene la personale Ramella, dipinti e disegni alla Fondazione Guglielminetti di Asti e nel 2021 è invitato a partecipare alla mostra Una infinita bellezza. Il Paesaggio in Italia dalla pittura romantica all’arte contemporanea, con la curatela di Virginia Bertone, Guido Curto e Riccardo Passoni, alla Venaria Reale.

a cura di G. Ramella

ISAIA Enzo

 

Nasce a Pordenone nel 1941, ma vive e lavora a Torino, dove si trasferisce già in giovanissima età. Dopo gli studi classici frequenta la Facoltà di Architettura, che abbandona alla fine degli anni ’60 per dedicarsi completamente alla fotografia, affascinato dai lavori di Cartier-Bresson e dai grandi reportage dei periodici come Life, Look, Paris Match, Stern, Epoca. Con base prima a Milano e poi a Torino

percorre il Mediterraneo, fissando su pellicola gli emozionanti momenti di nuove scoperte archeologiche ed immortalando personaggi del calibro di Carla Fracci, Pierre Cardin, Lucio Dalla, Mina e Giorgio Gaber.

 

E’ però a Torino che riesce a coniugare la sua vena itinerante con le esigenze professionali, scoprendo un nuovo, grande interesse: l’automobile.

Si specializza in ambito pubblicitario, con particolare vocazione per i grandi still life: alle auto seguono i veicoli industriali, le moto, i trattori, le macchine movimento terra, i treni, le navi e gli aeroplani, sia in esterno che in teatro di posa. Primo in Europa, progetta ed utilizza il rig per le riprese dinamiche degli automezzi. Collabora con le più grandi riviste internazionali, del settore automobilistico e non, e realizza decine di campagne pubblicitarie e calendari, mentre non si contano le brochure, le monografie e gli annual report per l’industria.

Per oltre dieci anni, con enorme piacere, affronta l’impegnativo compito di ritrarre oggetti dal design meraviglioso, come le automobili “di serie” Ferrari e Maserati e “fuori serie” Pininfarina, Bertone e Giugiaro.

Lavora inoltre per Alenia, AlfaRomeo, Balay, Berco, Cir, Citroen, Daikin, Ducati, Fendi, Ferrero, Fiat, Indesit, Intesa San Paolo, Iveco, Johnson Wax, Lancia, La Stampa, L’Oréal, New Holland, Peugeot, Philip Morris, Sai, Saunier Duval, Superga, Suzuki…

Tra i suoi lavori più recenti alcune monografie sulla scultura contemporanea e su artisti come Carlo Mollino, Sotsass, Riccardo Cordero e Fabio Viale.

 

Sin dall’inizio della sua carriera riesce a ritagliarsi spazi per ricerche personali, a colori e in bianco e nero, che diano libero sfogo alla sua vena creativa e spazia tra ritratto, reportage, architettura e paesaggio. Forte delle esperienze professionali, anche in questi lavori avvia un’indagine approfondita sugli effetti ottici creati dalla luce e dalle diverse condizioni atmosferiche, che diventano co-protagonisti e interagiscono con l’oggetto fotografato trasmutandolo ogni volta in qualcosa di nuovo e sorprendente. Ha esposto le sue immagini in 55 mostre personali ed alcune sue opere fanno parte della collezione permanente allestita presso il Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze.

 

 

 

 

 

 

LODOLA Marco

 

Marco Lodola nasce a Dorno (Pavia) nel 1955. Frequenta l’Accademia di Belle Arti a Firenze e a Milano, conclude gli studi discutendo lodola_muna tesi sui Fauves che con Matisse saranno un punto di riferimento per il suo lavoro, come anche Fortunato Depero ed il Beato Angelico.

Agli inizi degli anni ’80, a Milano, attraverso la Galleria di Luciano Inga Pin, ha fondato con un gruppo di artisti il movimento del Nuovo Futurismo, di cui è stato il principale teorico il critico Renato Barilli.

Sin dall’inizio dell’attività, la ricerca dell’utilizzo dei materiali industriali poveri, come il plexiglass, il perpex e gli smalti sono già fondamentali per il suo lavoro creativo, per poi giungere ad esperienze innovative. Li utilizza per ottenere delle immagini che rimandano direttamente ai suoi altri interessi culturali: dalla musica al cinema, dalla pubblicità al fumetto.

Dal 1983 ha esposto in grandi città italiane ed europee come Roma, Milano, Firenze, Bologna, Parigi, Lione, Madrid, Barcellona, Vienna, Amsterdam.

Ha partecipato ad esposizioni e a progetti per importanti industrie quali Swatch, Coca Cola, Titan, Vini Ferrari, Grafoplast, Nonino, Dash, Harley Davidson, Ducati, Riva, Illy (collana di tazzine d’autore), Carlsberg, Valentino, Coveri, Fabbri, I Mirabili, Shenker, e Seat.

Nel 1994 è stato invitato dal governo della Repubblica Popolare Cinese ad esporre nei locali degli ex archivi della città imperiale di Pechino.

Nel 1996 ha iniziato a lavorare negli Stati Uniti: Boca Raton, Miami e New York.

Ha partecipato alla XII Quadriennale di Roma e alla VI Biennale della Scultura di Montecarlo. Sono diverse le sue collaborazioni con scrittori contemporanei tra cui Aldo Busi, Marco Lodoli, Giuseppe Pulina, Claudio Apone, Tiziano Scarpa e Giuseppe Cederna.

Nell’estate del 1998, la Saatchi & Saatchi lo incarica di eseguire i disegni per le affiches di Piazza del Popolo a Roma, per l’Opera Lirica Tosca di Puccini. Nel medesimo anno fonda il “Gruppo ’98” impegnato a collegare artisti di diverse discipline, attraverso un’azione trasversale. Il manifesto del movimento viene reso pubblico nel suo studio-atelier di Pavia, un’ex-fabbrica aperta a: scrittori, musicisti e fotografi dove realizzano incontri interdisciplinari. Questo spazio verrà chiamato “LODOLANDIA”. Tale iniziativa produce effetti positivi, infatti lo scrittore Aldo Busi invita Lodola ad illustrare un volume del seicento del giapponese Ihara Saukaku per l’editore Frassinelli, anche Marco Lodoli, suo quasi omonimo, gli chiede di disegnare le copertine dei suoi romanzi. Sono stati attivi in eguale misura i rapporti con il mondo della musica e dello spettacolo.

Nel 2000 Lodola, da sempre legato alla danza, è stato incaricato dal Teatro Massimo di Palermo di realizzare “Gli avidi lumi”, quattro totem luminosi alti sei metri, raffiguranti episodi significativi delle nove opere in cartellone. Per l’occasione è stato realizzato un video-documentario di Sergio Pappalettera. Le sculture rimarranno collocate nelle maggiori piazze della città, come è già avvenuto a Montecarlo, Riccione, Bologna Paestum al Castello Visconteo di Pavia, San Paolo del Brasile e a Cagliari.

Nel 2001 per il Premio Letterario Nonino è stato autore delle opere assegnate ai vincitori dell’edizione. Nello stesso anno è stato incaricato di curare l’immagine del Carnevale di Venezia. Per l’occasione la Fondazione Bevilacqua la Masa ha organizzato la mostra Futurismi a Venezia con opere sue e quelle di Fortunato Depero.

Nel giugno del 2002 ha creato la scultura luminosa dedicata alla figura del grande imprenditore Venceslao Menazzi Moretti, che è stata installata nel nuovo parco nella città di Udine, la dove sorgeva il primo stabilimento della famosa birra.

RUGGERI Piero

Piero Ruggeri, nato a Torino il 27 aprile del 1930, ha vissuto e lavorato ad Avigliana (Torino).

ruggeri_pDiplomatosi nel 1956 all’Accademia Albertina Di Belle Arti, nello stesso anno venne invitato alla Biennale di Venezia. Nel 1955, 1957 e 1959, partecipò, nella città natale, a tre edizioni di ‘Francia-Italia’.
L’opera di Ruggeri, che da subito assume un respiro internazionale, ben presto s’inoltra, pur all’insegna di un linguaggio e di motivi peculiari, nell’informale, collocandosi nel cuore più autentico della esperienza italiana, imperniata sulle attività dei gruppi di pittori attivi a Bologna, Milano, Torino.

In seguito Ruggeri assimila le nuove emergenze dell’espressionismo astratto, in cui è agevole individuare l’apertura a riferimenti europei e americani.  Del resto, Ruggeri è pittore ‘colto’, non solo per sensibilità vigile e continuo filtro del dibattito e delle esperienze contemporanee, ma anche per rivisitazione critica, scavo e dialogo, initerrotti fino ad oggi, con la lingua della tradizione pittorica emblematicamente testimoniati dai tanti suoi dipinti che recano, nei titoli, un’esplicito riferimento a Tintoretto, Caravaggio, Rembrandt, Mattia Preti, Goya, Monet.

Partecipò a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma. Vinse i premi nazionali e internazionali tra cui: il Premio Morgan’s e Paint, Solomon Guggenheim New York, Marzotto, San Paolo del Brasile, Fiorino, Lissone, Villa S. Giovanni.

Tra le mostre personali sono da citare: la sala alla XXXI Biennale di Venezia, le antologiche di Palazzo Massari a Ferrara nel 1984, alla Villa Reale di Monza nel 1985, al Circolo degli Artisti a Torino nel 1986, al Liceo Saracco ad Acqui Terme nel 1993, al Battistero di S. Pietro ad Asti, Galleria Comunale d’Arte di Cesena, e Casa del Mantenga a Mantova. A Palazzo Bricherasio a Torino nel 1998, a Palazzo Sarcinelli Galleria Comunale d’Arte di Conegliano (Treviso) nel 2000, al Piccolo Miglio al Castello di Brescia nel 2006, a Palazzo Magnani, Reggio Emilia nel 2008.
Una numerosa serie di mostre personali e collettive vede le sue opere esposte, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Svizzera, Belgio, U.S.A., Brasile, Russia, Egitto, Australia, Pechino-Cina, Abu Dhabi-Emirati Arabi.

Tra i critici d’arte che si son occupati del suo lavoro: L. Carluccio, F. Arcangeli, L. Pistoni, G. Ballo, C. Volpe, P. Fossati, M. Valsecchi, R. Tassi, M. Calvesi, E. Crispolti, A. C. Quintavalle, M. Vescovo, F. Gualdoni, F. D’Amico, P.G. Castagnoli, E. Fezzi, E.Pontiggia, M. Bertoni, S. Crespi, C. Cerritelli, D. Trento, F. Fanelli, C. Spadoni, B. Bandini, F. De Bartolomeis, M. Rosci, F. Tedeschi, P. Casè, C. Zambianchi, F. Arensi, C. Guarda, S. Troisi, M. Vallora, F. Poli, M.Goldin, G. Gamand, S. Parmiggiani, F. Licht.
Nel 1995 è stato nominato accademico di S. Luca.

Muore il 14 maggio 2009 ad Avigliana (Torino).

Per una documentazione più ampia si rimanda alla monografia ‘Ruggeri’ edizione Allemandi 1997.

  • Catalogo mostra ‘Piero Ruggeri. Sulla natura’ opere 1974-2000 Palazzo Sarcinelli, Conegliano (Treviso) edizioni Linea d’ombra.
  • Catalogo mostra ‘Ruggeri. Il nero’ 2006, al Piccolo Miglio al Castello di Brescia edizioni Linea d’ombra.
  • Catalogo mostra ‘Piero Ruggeri l’epopea della pittura’, 1955-2007, Palazzo Magnani Reggio Emilia edizioni Skira.

POMODORO Giò

 

Giò Pomodoro nasce a Orciano, provincia di Pesaro nel 1930. Trascorre gli anni della formazione a Pesaro, pomodoro_gdove frequenta l’Istituto tecnico per geometri. Dopo un breve soggiorno a Firenze per il servizio militare, si trasferisce a Milano con la famiglia. E’ il 1954 e Giò e il fratello Arnaldo sono già noti alla Galleria Il Naviglio di Milano e alla Galleria del Cavallino di Venezia. Invitato a esporre alla Biennale di Venezia del 1956, Pomodoro presenta i lavori dei primi anni milanesi: gli agenti fusi su ossi di seppia dedicati al poeta Ezra Pound. Collabora con la rivista “Il Gesto”, le mostre del gruppo Continuità lo vedono protagonista del fermento della vita artistica milanese. Negli anni sessanta continua il suo studio lavorando alle superfici in tensione, che gli procurano il primo premio per la scultura per Giovani artisti di Parigi e che diverranno tematica primaria del suo lavoro per gli anni a venire. Nel 1965 sono oggetto di analisi le Folle e i Radiali, le cui superfici in tensione sono sviluppate secondo le direzioni cartesiane dello spazio. Per i successivi dieci anni predilige lavorare la pietra e il marmo, trasformando le tensioni in torsioni. Gli Archi, i Soli, i Contatti sono protagonisti delle grandi sculture realizzate presso lo studio di Querceta, in Versilia. I nuovi cicli vengono esposti nel 1974 presso la Galleria Il Naviglio di Milano e in molte altre mostre negli anni successivi Nel 1977 crea la sua prima grande opera pubblica, il Piano d’uso collettivo, dedicata alla memoria di Antonio Gramsci. La dimensione “esterna” conquistata dal progetto sardo lo porta a ricevere numerose commissioni in spazi aperti non solo pubblici ma anche privati. Gli anni ottanta lo vedono realizzare imponenti complessi monumentali. Il 1984 lo vede protagonista di una intera sala alla Biennale di Venezia e di una grande mostra antologica a Palazzo Lanfranchi di Pisa, con una prospettiva sulle sue opere dal 1954 al 1984. Un nuovo percorso di studi caratterizza la metà degli anni ottanta che trova espressione nel ciclo di Hermes, presentato al pubblico a Lugano nel 1985. La fine degli anni ottanta è caratterizzata da importanti antologiche e personali curate da critici di rilievo. Altre commissioni vedono protagonista la scultura nelle città di Torino e di Taino. Il suo intervento in spazi pubblici diventa così sempre più significativo e lo porta in giro per il mondo. Nel 1993 a Tel Aviv presso l’Ateneo della città si tiene una sua grande mostra personale in occasione dell’acquisto da parte di un privato per l’ateneo dell’opera Scala Solare-omaggio a Keplero. Nel 1994 partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 al Guggenheim Museum di New York, mentre l’anno successivo è invitato a far parte dell’International Sculpture Center di Washington D.C. Il 1996 è l’anno di Firenze e dei Soli e soprattutto di un gran numero di disegni e dipinti su carta di notevoli dimensioni. Nel 2000 viene pubblicata la monografia Giò Pomodoro: opere disegnate 1953-2000 a cura di Giovanni maria Accame, che già nel 1995 aveva presentato una personale di Pomodoro alla Galleria Spazia di Bologna. Nell’aprile del 2002 l’International Sculpture Center gli conferisce il premio alla carriera, è il primo italiano a riceverlo, la Galleria Giò Marconi celebra l’evento con un omaggio all’artista. Giò Pomodoro muore nel suo studio di Milano il 21 dicembre del 2002, giorno del solstizio d’inverno.

LUPO Alessandro

 

 

Alessandro LUPO nasce nel 1876 a Torino. Iniziò i suoi studi in legge e contemporaneamente frequentò lo studio di Vittorio Cavalleri e i corsi dell’Accademia Albertina.

A_Lupo2Nel 1901 espose per la prima volta alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino con tre impressioni dal vero che gli valsero i favori della critica e del pubblico. Da allora espose alla Quadriennali torinesi del 1902 e del 1906, alle mostre annuali della Promotrice e del Circolo degli artisti oltre che in molte altre esposizioni pubbliche nazionali ed internazionali.
Nel 1914 espose al Salon des Artistes di Lione e in più occasioni al Salon di Parigi.

Artista versatile fu autore di paesaggi alpini, di scorci di mercato e paesaggi con cavalli. Dipinse in Piemonte, in Valle d’Aosta, in Lombardia, a Venezia, a Capri e a Ponza.

Raggiunse la notorietà con le sue composizioni di mercati brulicanti di figure, di cavalli da tiro, porti e marine di Genova e della riviera ligure, scorci di Venezia e della laguna, paesi e scene alpine della Valle d’Aosta.

Negli anni dal 1904 al 1950 Lupo soggiornò ripetutamente in Val d’Ayas, a Gressoney, a Cogne, in Valtournenche e a Courmayeur, attratto da quel contesto alpestre che lo aveva sempre particolarmente interessato.

Muore a Torino nella sua casa di strada Valpiana, all’età di settantasette anni, il 22 giugno 1953.